Alzheimer: attenti alla sonnolenza diurna, rischio triplo di ammalarsi

Gli scienziati hanno stabilito legame tra sonnolenza diurna e Alzheimer

Alzheimer, lo studio: sonnolenza durante il giorno aumenta rischio di ammalarsi

Una condizione questa ben specifica che colpisce circa il 15% della popolazione italiana e che è all'origine, in modo diretto o indiretto, del 22% degli incidenti stradali e favorisce infortuni sul lavoro e domestici.

Restano tutte da capire le dinamiche di questa connessione: è possibile che la beta-amiloide si accumuli in seguito a disturbi del sonno e che siano questi disturbi a causare la sonnolenza diurna.

Le persone con un'elevata sonnolenza diurna hanno un rischio tre volte maggiore di avere placche di proteina beta-amiloide nel cervello, i cui accumuli - assieme ai grovigli di proteina tau - sono strettamente legati alla più diffusa forma di demenza, il morbo di Alzheimer.

Poiché attualmente non esistono metodi per il trattamento del morbo di Alzheimer, è necessario migliorare le modalità di prevenzione della malattia, trattando anche i disturbi del sonno, ha concluso Spear. A trovare questa nuova associazione tra sonno e la patologia neurodegenerativa un team di ricerca americano guidato da studiosi della Scuola di Salute Pubblica presso l'Università Johns Hopkins, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del National Institute on Aging (NIA) e della Bloomberg School.

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Così, in una lunga nota, il ministero degli Esteri definisce le accuse mosse all'Italia sul tema migranti dal nuovo alto commissario dell'Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet .


Ai soggetti presi in esame è stato chiesto precedentemente di compilare un questionario inerente ai loro momenti di riposo notturno e diurno. Le domande erano rivolte a indagare la qualità del sonno, gli eventuali riposini pomeridiani e una possibile sonnolenza nelle ore diurne. I partecipanti allo studio sono stati seguiti per diversi anni, alcuni anche per 16 anni, e sottoposti a esami particolari, come per esempio la PET, con lo scopo di individuare nel cervello la presenza della proteina tossica beta-amiloide.

Si è riscontrato che i volontari che si sono lamentati di sonnolenza diurna, sono stati quasi tre volte più inclini al rilascio della proteina beta-amiloide cerebrale, vale a dire il peptide Ap42, che è considerato uno dei principali fattori che causano la malattia di Alzheimer.

Secondo Adam Spira, uno degli autori dello studio, i risultati suggeriscono quindi una relazione tra disturbi del sonno e lo sviluppo della malattia di Alzheimer.

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