Fmi taglia le stime del pil Italia

Tony Gentile  Reuters

Tony Gentile Reuters

Nel quarto trimestre di quest'anno il Pil italiano dovrebbe attestarsi allo 0,8 per cento (rispetto al quarto trimestre dell'anno precedente) e all'1,3 per cento nel quarto trimestre 2019.Buone notizie sul fronte lavoro con il tasso di disoccupazione che dovrebbe scendere al 10,8 per cento nel 2018 (era 10,9 per cento ad aprile) e al 10,5 per cento nel 2019 (10,6 per cento ad aprile).

Il Fondo Monetario Internazionale taglia le stime sul Pil italiano portandolo all'1,2 per cento nel 2018 (rispetto all'1,5 per cento di aprile) e all'1 per cento nel 2019 (dall'1,1 per cento di aprile).

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"È imperativo per la politica di bilancio mantenere la fiducia dei mercati, e abbiamo visto un aumento degli spread e questo rende" il Paese più vulnerabile, ha spiegato il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld. La revisione al ribasso rispetto ad aprile è legata al "deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo".

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Nel caso specifico dell'Italia, le motivazioni del downgrade sono attinenti soprattutto al percorso di politica economica che il governo M5S-Lega ha intenzione di avviare, ai contrasti con l'Unione europea, alla necessità di preservare la riforma Fornero.

"In Italia le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, quali una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale", afferma il Fmi nel World Economic Outlook, invitando l'Italia a preservare la riforma Fornero. E comunque, si precisa, queste stime non si basano sulle indicazioni fornite dal governo Conte con la Nota di aggiornamento del def bensì si basano "sui progetti inclusi nel bilancio 2018 e nel Def di aprile 2018". Inoltre la crescita dovrebbe confermarsi più disomogenea anche perché negli ultimi sei mesi i rischi al ribasso per la crescita globale sono aumentati. Ma, ricorda il Fondo, se "la ripresa ha contribuito a migliorare occupazione e redditi, rafforzando i bilanci e offrendo l'opportunità di ricostruire" buffer di bilancio, nel momento in cui i rischi "si orientano al ribasso, cresce l'urgenza di politiche per una crescita solida e inclusiva".

E nel medio termine con "la normalizzazione delle politiche monetarie, si prevede che la crescita nelle economie più avanzate diminuirà a livelli ben al di sotto delle medie raggiunte prima della crisi finanziaria globale".

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