Fmi: in Italia rischi per banche da incertezza politica

Fmi taglia le stime del pil dell’Italia: «Preservare la riforma Fornero»

Il Fmi conferma le stime di crescita del PIL ma chiede di mantenere la riforma Fornero

Nel quarto trimestre di quest'anno il Pil italiano dovrebbe attestarsi allo 0,8 per cento (rispetto al quarto trimestre dell'anno precedente) e all'1,3 per cento nel quarto trimestre 2019.Buone notizie sul fronte lavoro con il tasso di disoccupazione che dovrebbe scendere al 10,8 per cento nel 2018 (era 10,9 per cento ad aprile) e al 10,5 per cento nel 2019 (10,6 per cento ad aprile).

Tornando al Fmi, ha specificato che in Italia, "se dovessero riemergere preoccupazioni sul mercato sulla politica di bilancio, il rischio è quello di riaccendere il legame fra banche e debito sovrano".

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell'economia mondiale. Per Eurolandia il Fondo prevede per quest'anno un pil in aumento del 2,0%, ovvero 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di luglio (-0,4 punti su aprile). Per il Fondo, l'incertezza politica "potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi" come in Italia dove "le recenti difficoltà nel formare un governo e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread". È quanto emerge dal World Economic Outlook. Le previsioni per l'Italia restano invariate ma sono meno ottimistiche rispetto a quanto stimato da Roma.

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Il Pil italiano crescerà dell'1,2% nel 2018 e dell'1,0% nel 2019 dopo il +1,5% del 2017.

Ultimi in Europa. E' il primato non molto lusinghiero che l'Italia può oggi vantare per quel che riguarda la crescita economica. La crescita Usa, quindi, è prevista in frenata nel 2019 (al 2,5% dal 2,9% del 2018). Nel 2019 il prodotto interno lordo in Italia salirà dell'1%, in Gran Bretagna dell'1,5%, in Francia dell'1,6%, in Germania dell'1,9% e in Spagna del 2,2%. Infine, ha sottolineato il Fondo: le "ferite lasciate dalla crisi sono ancora evidenti e mettono in evidenza l'importanza per i governi di ridurre il debito e investire in asset di alta qualità".

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