Tria, se crisi sì a intervento banche

Tria Ha ragione Draghi a questi livelli spread dannoso

Tria: "Ha ragione Draghi, a questi livelli spread dannoso"

Secondo Tria, il presidente dell'istituto di credito europeo non è stato inopportuno (a differenza invece di quanto sostiene Di Maio), "perché ha detto quella che è la realtà - ha proseguito il ministro - come banchiere centrale".

Anche sulle esternazioni del preside della Bce, Mario Draghi, Tria cerca di stemperare gli animi e non dà un giudizio negativo. Il ministro rivendica anche la crescita, che il governo ha stimato per il 2019 all'1,5%, e spiega di non avere in cantiere alcuna revisione del pil nè a breve nè a medio termine.

Secondo Giovanni Tria non basta scendere il deficit dal 2,4 al 2,2% per fare abbassare lo spread: "Ai mercati - sottolinea riportato dal sito di Repubblica - non interessano i numeri decimali ma quello che farà il governo con l'Europa".

"Non da tecnico, ma da ministro dell'economia, avrei preferito un livello di deficit più basso, per prima cosa perché forse non serviva".
"Lo facciamo con la contrattazione con la Commissione, portiamo dal 2,4 al 2,2% il deficit?".

Le parole di Draghi, però, hanno avuto un merito: spingere e quasi obbligare il Ministro Tria a pronunciarsi sullo spread, sul deficit e in genere sulla manovra. "Può contare nei rapporti con Europa, ma i decimali non credo preoccupano i mercati". Se non ci sarà una crescita così, avremo un deficit del 2,8%.

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LE OPERE PUBBLICHE - Gli investimenti pubblici sono importanti, dice il ministro Tria, facendo notare che "la carenza di investimenti pubblici riguarda tanti Paesi in Europa e negli Stati Uniti".

"Le nostre banche sono ancora solide, sono in grado di superare i test sulla capitalizzazione - o almeno quasi tutte - e per ora non ci sono pericoli". Ma non c'è nulla di strano nel dire interverremo, qualunque governo dovrebbe farlo. "Poi verrà il piano industriale che deve rispettare le regole Ue e quindi con i privati".

Dopo la bocciatura della manovra del numero uno di Francoforte, il vicepremier Luigi Di Maio era stato molto duro: "Siamo in un momento in cui bisogna tifare Italia e mi meraviglia che un italiano, che è stato anche un punto di riferimento per anni a capo della Bce, si metta ad avvelenare il clima ulteriormente".

"Il vero problema dell'Europa è non avere un centro politico discrezionale. Allora chi è che non vuole stare insieme?". Implicitamente, il ministro fa capire che deve essere il governo a rassicurare i mercati su questo punto, a chiarire quale sia la partita che sta giocando, spazzando via i sospetti che qualcuno lavori per far saltare l'euro.

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