Cellulari: Una possibile correlazione tra il cancro e le radiazioni elettromagnetiche

Test sui topi, le radiazioni dei cellulari aumentano il rischio di cancro. «No legame con l’uomo»

Cellulari e cancro, da una ricerca i primi legami: nelle cavie aumentano i tumori al cuore

Sia per il wi-fi che per i cellulari con metodi di trasmissione più recenti non sono arrivate indicazioni utili: il tipo di radiazione non è confrontabile. Inoltre lo studio non comprende gli smartphone di ultima generazione. Oltre a questo lo stesso John Bucher che ha condotto lo studio, ha ammesso durante una intervista di non aver cambiato di una virgola l'uso personale del cellulare, né ha voluto raccomandare ai propri figli di cambiare le loro abitudini. La quarta generazione è emersa all'inizio di questo decennio ed è diventata uno standard a partire dal 2012, dopo non poche difficoltà sul mettere d'accordo governi, operatori e produttori di telefoni sulle frequenze e i sistemi da utilizzare.

I roditori oggetto della ricerca sono stati bombardati su tutto il corpo (mentre l'esposizione dell'uomo è limitata a una piccola porzione del corpo), con radiazioni tra 900 e 1.900 megahertz per 9 ore al giorno (10 minuti sì e 10 minuti no) e per un periodo massimo di due anni, gestazione inclusa.

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Il carico per il cervello di un essere così piccolo non è paragonabile con quello che subisce il nostro corpo. Curiosamente, l'esposizione radiazioni andava a abbassare l'incidenza di malattie ai reni che sono la principale causa di morte fra i topi più vecchi. A pubblicare la ricerca, costata 30 milioni di dollari, è l'agenzia pubblica americana National Toxicology Program. Per quanto riguarda il tumore alle ghiandole surrenali, sono sempre i topi maschi ad avere la peggio: i casi sono aumentati.

Il problema del tumore al cervello non ha, invece, dato evidenze certe. È normale, spiegano gli esperti, che i risultati possano essere diversi tra topi e ratti, e tra maschi e femmine, anche perché ratti e topi sono stati sottoposti alle radiazioni in modo diverso: i ratti sin da quando erano nell'utero; i topi dalla loro quinta settimana di vita. Nel caso di tumori al cuore, la percentuale per i ratti maschi è cresciuta del 5-7 per cento.

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