Pernigotti chiude la sede storica di Novi Ligure

Pernigotti, chiude lo stabilimento di Novi Ligure

Pernigotti chiude la storica fabbrica di Novi Ligure

Basta con le delocalizzazioni facili che minano il tessuto imprenditoriale del Paese e creano disoccupazione. Sì, perché la storica fabbrica della Pernigotti a Novi Ligure (Alessandria) ha chiuso i battenti. Nel 1868, a seguito di una crescente notorietà dei prodotti del negozio, Stefano decide di fondare assieme al figlio (Francesco, 1843-1936) venticinquenne una società: il 1 giugno del 1868 nasce ufficialmente, con un capitale di seimila lire, la "Stefano Pernigotti & Figlio", azienda alimentare specializzata in produzione dolciaria.

I sindacati sono sul piede di guerra. L'assenza di zucchero, infatti, è sapientemente colmata da una maggiore concentrazione di miele, dando vita ad un nuovo torrone dalla consistenza unica.

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Mentre nel Sunshine State Bill Nelson dopo un testa a testa si è dovuto arrendere all'ex governatore repubblicano Rick Scott. Su 964 candidati in corsa alle elezioni di Midterm , il voto di metà mandato negli Stati Uniti , 272 erano donne .


"Siamo fieri di aver acquisito Pernigotti, marchio ricco di storia e fascino che identifica nel mondo la gianduia e il torrone italiano".

Pernigotti intende restare in Italia e ha già avviato colloqui con realtà italiane del settore dolciario con l'obiettivo di affidare la produzione. Un bombardamento distrugge la fabbrica che viene ricostruita negli ex magazzini militari di viale della Rimembranza, dove ancor oggi la Pernigotti ha sede. Poi nel 1995 Stefano Pernigotti, succeduto al anni prima al padre Paolo, perde i due giovanissimi figli in un incidente in Uruguay e, rimasto senza eredi, nell'estate del 1980 decide di cedere lo storico marchio novese alla famiglia Averna (quella del famoso amaro). Nel 2000 cede anche la Streglio a una nipote. "La chiusura dello stabilimento di Novi Ligure si tradurrà nel licenziamento di circa cento persone", ha raccontato il segretario Flai Cgil Marco Malpassi - Sono cinque anni che facciamo proposte all'azienda, a fronte di bilanci mediamente in rosso per 10 milioni ogni anno e di quattro amministratori delegati che si sono avvicendati. 100 i licenziamenti annunciati. Molte produzioni dell'azienda dolciaria piemontese si trovano ora in Turchia, mentre nessuno degli impianti di Novi Ligure era stato potenziato, e non ne erano stati realizzati altri, nemmeno per i nuovi prodotti promessi e mai visti.

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