Pil: Istat, per 1,2% nel 2018 serve IV trimestre +0,4%

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"In termini meccanici sarebbe necessaria una variazione congiunturale del Pil pari a +0,4% nel quarto trimestre dell'anno in corso per raggiungere gli obiettivi di crescita presenti nella Nota di aggiornamento al Def per il 2018".

A rendere noto questi numeri e a lanciare un avvertimento, seppur indireto, è il presidente facente funzione dell'Istat Maurizio Franzini nell'audizione sulla Manovra alla Camera, ricordando che ad oggi si presume invece un dato negativo. Secondo l'Istat, "la variazione acquisita per l'anno corrente è +1,0%".

Per arrivare a tale valutazione che si basa su uno stanziamento di risorse non superiore agli 8 miliardi, Franzini ha detto che "il modello utilizzato dall'Istat stima un incremento del Pil pari allo 0,7% in corrispondenza di un aumento della spesa pubblica pari all'1% del Prodotto interno lordo". In vista dell'introduzione del reddito di cittadinanza, "le famiglie in povertà assoluta che non sono in affitto (56,3%) si dividono in due sottogruppi: coloro che abitano in case di proprietà (40,7%) e coloro che hanno case in usufrutto o in uso gratuito (15,6%)". Così l'Istat nel corso dell'audizione sulla manovra davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

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"E se la disattivazione della clausola di salvaguardia relativa all'aumento delle aliquote Iva, ha evitato un impatto inflazionistico per il 2019 che sarebbe stato pari all'1,3%", l'Istat stima in circa 51mila i terzi figli nati nel 2019 le cui famiglie potrebbero beneficare del previsto sostegno. Le liste di attesa inducono a rinunciare alle prestazioni quasi il 5% di coloro che hanno un'età compresa tra i 45 e i 64 anni e il 4,4% degli ultrasessantacinquenni. "E' il 3,3% dell'intera popolazione" mentre "sono oltre 4 milioni le persone che rinunciano per motivi economici".

Naturalmente lo squilibrio è forti Nord e Centro-Sud. La percentuale piu' bassa si rileva infatti nel Nord-est (2,2%) e la piu' elevata nelle Isole (4,3%).

Sono complessivamente 6 milioni gli italiani che rinunciano alle visite o accertamenti specialistici. "Queste situazioni - ha sottolineato - rappresentano un segnale di vulnerabilità nell'accesso alle cure che riguarda in particolare i meno abbienti".

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