Tim: cda revoca Genish, deleghe a Conti

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Alla base dell'accelerazione sulla sfiducia a Genish da parte dei consiglieri Tim espressi dal fondo Elliott, a quanto apprende l'Adnkronos, ci sono le frizioni sulla creazione di una rete unica, modello sostenuto dal governo con da ultimo l'ipotesi del meccanismo Rab (utilizzato per stabilire le tariffe di reti tenendo conto degli investimenti), e la svalutazione dell'avviamento domestico per un ammontare di 2 miliardi, anche se la tensione al vertice del gruppo telefonico era palpabile da tempo.

Intanto è stata convocata una nuova riunione del consiglio di amministrazione, domenica prossima, per nominare un nuovo ad. E a Piazza Affari gira in netto calo il titolo di Tim: in mattinata era sotto dell'1,5%. Le deleghe revocate a Genish sono state assegnate al presidente Fulvio Conti e il 18 novembre si terrà il cda per decidere il suo successore con l'azionista francese Vivendi, ormai in aperto scontro con il fondo americano, che potrebbe chiamare un'assemblea per provare a riprendere il controllo della governance.

Il board odierno e le decisioni assunte a maggioranza sulla sfiducia a Genish hanno ancora una volta messo a nudo la contrapposizione tra i due blocchi rappresentati da Vivendi ed Elliott.

Il capo politico del Movimento 5 Stelle è stato ospite di Massimo Giletti a "Non è l'Arena" su La7 e nel corso dell'intervista si è anche soffermato sul progetto di rete unica per la fibra ottica.

Morbillo a Bari, è partito tutto dalla figlia di due "no vax"?
Il focolaio, secondo le informazioni, sarebbe partito anche per la tardiva applicazione dei protocolli previsti dalla legge . Il primo caso accertato riguarderebbe infatti di una bambina di 10 anni, che i genitori non avrebbero fatto vaccinare.


Su tutt'altro fronte fonti vicine a Elliott hanno spiegato che "Genish ha avuto l'opportunità di creare valore e Elliott lo ha supportato. Per questa ragione il consiglio ha deciso di lasciarlo andare".

L'ad di Tim Amos Genish non si sarebbe dimesso, ma sarebbe stato sfiduciato.

Sul futuro della rete Stefano Buffagni, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, oggi è tornato a chiarire che "il governo non comanda quell'azienda".

A fare pressione su Genish, fortemente voluto dai francesi di Vivendi, il fondo attivista Elliott, contrario alla politica del ceo sullo scorporo della rete mantenendone però il controllo e senza cedere più del 51%.

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