Sei morti sospette: si teme batterio killer

Paziente in ospedale

Paziente in ospedale

Al momento pare che non si siano registrate contaminazioni a Verona, dal momento che l'azienda ospedaliera non ha usato il LivaNova Stockert 3T, poiché aveva acquistato un altro macchinario, di fabbricazione giapponese. Si tratterebbe del batterio resistente agli antibiotici "Chimaera" "annidato in un macchinario utilizzato per il riscaldamento del sangue in fase di circolazione extracorporea".

"Abbiamo due casi di decesso causato dall'infezione di quel batterio, avvenuti al Salus Hospital di Reggio Emilia, segnalati al ministero quest'estate", spiega Venturi. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaja, ha detto che ora la preoccupazione maggiore è garantire la sicurezza per la Salute dei cittadini e che "chi ha sbagliato deve pagare".

Vicenza - Ha raggiunto una risonanza nazionale la vicenda del batterio killer che sarebbe stato veicolato da un macchinario in uso nella cardiochirurgia di Vicenza, e non solo, batterio che purtroppo è costato la vita al dottor Paolo Demo, medico di 66 anni che, nel 2016, si era sottoposto ad un intervento al cuore all'ospedale San Bortolo e che, con ogni probabilità, contrasse l'infezione in quella occasione. "Comunque stiamo facendo tutto ciò che è necessario per essere sicuri che non ci siano più infezioni". Ma le morti sospette sarebbero a tutt'oggi sei tra Vicenza, Padova e Treviso, per un totale di 18 persone infettate.

"Siamo di fronte ad un evento raro, causato probabilmente da un lotto di macchinari prodotti dalla stessa azienda". Dopo la denuncia, sei decessi di pazienti operati in cardiochirurgia in alcuni ospedali del Veneto sono stati messi al centro degli accertamenti degli ispettori.

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In Emilia-Romagna ci sono stati due decessi accertati causati dall'infezione da Micobatterio Chimera.

Il Mycobacterium chimaera è diffuso in natura e presente soprattutto nell'acqua potabile.

Il periodo di incubazione dopo l'esposizione al Mycobacterium chimerae è molto lungo, va dai 3 ai 72 mesi ed è proprio questa caratteristica, insieme alla scarsa specificità del quadro clinico e alla necessità per la sua diagnosi di un test molecolare specifico, che ha reso così laboriosa l'identificazione dei casi possibili e la definizione della portata del fenomeno. I segni e i sintomi sono affaticamento, febbre e perdita di peso. Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50 per cento.

Il Ministero della Salute, alcuni mesi fa, all'interno della cornice istituzionale rappresentata dal Piano Nazionale di contrasto dell'antibiotico-resistenza (PNCAR) 2017-2019, ha avviato un'attività di valutazione del rischio per il nostro Paese allo scopo di emanare raccomandazioni specifiche.

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