Nata la prima bambina grazie all'utero di una donatrice deceduta

Nata la prima bambina da utero trapiantato

Bambina nata da utero trapiantato da donatrice deceduta. Primo caso al mondo

Un utero trapiantato da donna deceduta (donatrice) permette la nascita di un bambino. A partire dal 2011 erano stati fatti anche tentativi di donazione da cadavere, in Turchia, negli Stati Uniti e nella Repubblica Ceca, tutti falliti.

Per lei, sposata da cinque anni e desiderosa di una famiglia, era assolutamente impossibile avere un figlio proprio: uniche opzioni praticabili l'adozione o la maternità surrogata (utero in affitto). Le strategie di trapianto da donatore vivente o deceduto non si escludono a vicenda e, vista l'attuale scarsità di innesti uterini e il previsto aumento futuro della domanda, entrambi saranno probabilmente necessari.

"Il trapianto di utero da donatori vivi - esordiscono i ricercatori nel loro articolo su Lancet - è diventato una realtà per trattare l'infertilità". L'operazione in questione non è avvenuta poco fa ma nel 2016 e si è trattato di un intervento relativamente complicato che ha impiegato ben dieci ore di lavoro da parte dei chirurghi.

La donatrice, una quarantenne, morta di emorragia cerebrale.

Seduta vivace per le Borse europee protagoniste di un allungo verso l'alto
Sostanzialmente stabile l'Euro / Dollaro USA, che continua la sessione sui livelli della vigilia e si ferma a 1,139. A Milano il Ftse Mib perde il 3,54% a 18.643 punti, mentre l'All Share lascia sul terreno il 3,38% a 20.496.


All'Hospital das Clínicas, Università di São Paulo, la donna ha avuto un ciclo di fecondazione in vitro quattro mesi prima del trapianto, che ha prodotto otto blastocisti crioconservate. Di conseguenza, i medici hanno provveduto a prelevare uno degli embrioni precedentemente congelati e ad impiantarlo nell'utero. Dopo 10 giorni la gravidanza è stata confermata. L'intervento è avvenuto a seguito di una terapia di fertilità.

La giovane donna trentaduenne di cui non sono state rese note le generalità per motivi di riservatezza, aveva delle ovaie perfettamente funzionanti. I medici brasiliani hanno somministrato alla paziente dei farmaci che hanno indebolito il sistema immunitario, per evitare che il suo corpo rigettasse l'utero trapiantato.

Infine c'è un altro punto da prendere in considerazione: per quanto entusiasmanti siano i risultati ottenuti negli ultimi anni stiamo pur sempre parlando di un iter complesso che richiede almeno tre interventi chirurgici pesanti - il trapianto, il cesareo e la rimozione dell'organo - più una terapia farmacologica massiccia. Un risultato incoraggiante per tutte le donne con sterilità dei fattori uterini.

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