Sparito nel nulla l'ambasciatore nordcoreano a Roma

Roma vista dal Gianicolo

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Seul non ha ancora ricevuto la conferma ufficiale della notizia, ha detto la presidenza sudcoreana. La nuova defezione tra i diplomatici del regime di Kim Jong-un è raccontata da un quotidiano sudcoreano, lo JoongAng Ilbo, che cita fonti anonime diplomatiche di Seul. Le autorità italiane "stanno studiando il da farsi", ma intanto il diplomatico si trova sotto la protezione di Roma "in un luogo sicuro". Ha ricoperto il ruolo di "incaricato d'affari" dal 9 ottobre del 2017, dopo l'espulsione dell'ambasciatore Mun Jong-nam in risposta al sesto test nucleare di settembre dello stesso anno fatto da Pyongyang violando le risoluzioni dell'Onu.

Nel corso della giornata, la Farnesina ha tuttavia smentito la notizia della richiesta di asilo del funzionario. "Il mandato dell'ambasciatore facente funzione, Jo Song Gil, scadeva alla fine di novembre ed egli è fuggito dall'ambasciata ai primi di novembre" con la famiglia, ha riferito il parlamentare Kim Min-ki ai giornalisti al termine di un incontro a porte chiuse con i servizi segreti sudcoreani. Una ricostruzione, questa, che non viene confermata dal ministero degli Esteri italiano. Dinanzi a una richiesta di consegna di Pyongyang, spiega ad HuffPost una fonte diplomatica, le alternative sarebbero due: restituirlo, sapendo però che questo vorrebbe dire condannare Jo, o rifiutare un'eventuale richiesta nordcoreana, in presenza di una richiesta di asilo politico da parte del diplomatico o, in subordine, del riconoscimento dello status di rifugiato politico per lui e i suoi famigliari. Se ha davvero cercato asilo, sarebbe il disertore nordocreano di rango piu' alto dopo il caso di Thae Yong Ho, vice ambasciatore a Londra, che nel 2016 chiese asilo in Corea del Sud. Per oltre un anno è stato ambasciatore di Pyongyang in Italia. In generale, come metodo per prevenire le fughe, i diplomatici del Nord lasciano in patria diversi componenti della famiglia, soprattutto bambini, mentre a Jo fu concesso di raggiungere Roma con moglie e figli, quasi a conferma - secondo il quotidiano - della sua appartenenza a una famiglia privilegiata.

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Nel caso di Thae, l'educazione e un migliore futuro per i suoi tre figli furono le causa primarie menzionate per la diserzione.

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