Sicilia: traffico di migranti 14 fermi e sequestro dei beni

Migranti viaggi in gommone,fermato capo dell'organizzazione

Sequestrato in Sicilia il tesoro degli scafisti: ristoranti, immobili e aziende con soldi tratta migranti

14 provvedimenti di fermo nei confronti di italiani e stranieri appartenenti ad un sodalizio criminale che avrebbe gestito il traffico di migranti tra la Tunisia e le coste siciliane con gommoni veloci, ad eseguirli stamane i finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo, in collaborazione con personale dello S.C.I.C.O. e dei Comandi Provinciali di Trapani e Agrigento, nonché del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo e del Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare. In tutto gli indagati erano 15, sette sono riusciti a sfuggire alla cattura.

Il nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo della Guardia di Finanza, questa notte ha arrestato undici persone per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Secondo i pm Marzia Sabella e Gery Ferrara la banda negli ultimi due anni avrebbe gestito decine di traversate verso le coste siciliane e reinvestito i soldi guadagnati in attività economiche intestate a dei prestanome. Alcuni di loro sono stati bloccati nel porto di Palermo, agli ormeggi per l'imbarco su motonavi in partenza per la Tunisia, e in un caso erano pronti a esportare illecitamente denaro contante per oltre 30 mila euro. "Sai, gli sbirri scappano da Marsala", spiegava al suo interlocutore.

Sono stati sequestrati beni per tre milioni di euro, si tratta del ristorante, una casa bunker a Marsala, un'azienda agricola, un cantiere nautico, due pescherecci e vari conti correnti. Alla caratura criminale di Moncer gli inquirenti sono arrivati grazie ad alcune conversazioni telefoniche intercettate in cui il tunisino ammetteva di aver sollecitato la falsificazione di verbali di arresto e di aver pagato una tangente ai funzionari locali della polizia tunisina della città di Kelibia in occasione del fermo di uno dei suoi complici. L'arresto del 2012 fece saltare il progetto.

L'organizzazione criminale gestiva i traffici collaborando con la Tunisia e la Sicilia in particolare con le province di Trapani, Agrigento e Palermo. Ai migranti fatti entrare in Italia l'organizzazione garantiva la possibilità di un contratto di lavoro fittizio, anche di tipo stagionale.

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Durante le indagini, sono stati arrestati alcuni complici, tra cui uno con l'accusa di traffico di sostanze stupefacenti che è stato trovato con 30 chili di hashish in auto, e due contrabbandieri di sigarette di cui 360 chili sono stati sequestrati.

Fino a 3.000 euro poteva fruttare un singolo viaggio per arrivare clandestinamente dalla Tunisia alla Sicilia fatto a bordo di gommoni carenati con potenti motori fuori bordo - spesso rubati - capaci di farli viaggiare a grande velocità, tanto da trasportare fino a 15 persone in poche ore.

Basi operative a Mazara del Vallo, Marsala, Palermo, Lampedusa e Chebba, in Tunisia. L'organizzazione reclutava i profughi per le traversate chiedeva fino a 3mila euro.

Il provvedimento "pone fine alle attività illecite dell'organizzazione nello sfruttamento della disperazione di esseri umani e la priva definitivamente dei patrimoni accumulati, a concreta testimonianza dell'azione di servizio della Guardia di Finanza che integra funzioni di polizia economico-finanziaria e di polizia del mare".

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