Venezuela, si riunisce il Consiglio di Sicurezza Onu. Maduro: "Guaidò burattino Usa"

Mentre la Lega, nella figura del ministro dell'Interno Salvini e del sottosegretario agli Esteri Picchi, chiede che l'Italia si schieri contro il capo di Stato venezuelano accusato di essere un dittatore, i 5 Stelle proseguono sulla linea filo-Maduro. Esiste un colpo di stato mediatico internazionale contro il Venezuela.

Da parte sua, Maduro ha annunciato l'interruzione dei rapporti con gli Stati Uniti per poi ordinare anche l'espulsione dei diplomatici statunitensi residenti in Venezuela.

Intanto, la questione venezuelana arriva davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si riunirà oggi proprio per affrontare la questione.

L'ultimatum dei leader europei - Convocare elezioni "eque, libere, trasparenti e democratiche" entro otto giorni oppure Francia, Spagna e Germania riconosceranno Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano autoproclamatosi presidente ad interim, come presidente del Venezuela. In mattinata era arrivato infatti l'ultimatum di Francia, Germania e Spagna che avevano posto un limite di 8 giorni per convocare libere elezioni in Venezuela, altrimenti verrà riconosciuto Guaidò come presidente legittimo del Venezuela. Il premier Conte, pur esprimendo "forte preoccupazione per i rischi di un'escalation di violenza" ed aver manifestato vicinanza al popolo venezuelano, auspicando "un percorso democratico che rispetti libertà di espressione e volontà popolare" non ha ancora preso ufficialmente posizione.

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Ma sono diversi gli scali che segnano un tasso a doppia cifra: Napoli (+15,8%), Palermo (+14,8%), Bolzano (+14,3%), Verona (+11,6%) e Milano Malpensa (+11,5%).


Assieme all'imbarazzo comprensibile dell'Italia, c'è quello di un altro leader europeo che in Venezuela gode di importanza notevole: lo spagnolo Pedro Sánchez, che ieri twittava di tecnologia e ha evitato di sostenere in modo esplicito il giovane Guaidó.

Dal Palazzo di Miraflores, il presidente in pectore si è mostrato inflessibile, ribadendo che il suo governo è vittima di un "golpe" orchestrato da mesi dal governo degli Usa, spiegando anche che in Guaidó in realtà è un "agente dei gringos" americani. Ma Guaidò ha già respinto la proposta: "Non partecipo a dialoghi inutili e dilatori", ha detto.

Nel frattempo, dal Messico, il presidente, Andres Manuel Lopez Obrador, ha ribadito che il suo paese è disposto a "sponsorizzare" un dialogo fra governo e opposizione venezuelani, ma potrà farlo solo se le parti lo richiedono.

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