Il primo sistema che traduce i pensieri in parole

Il primo sistema che traduce i pensieri in parole

Il primo sistema che traduce i pensieri in parole

Abbiamo dimostrato che, con la giusta tecnologia, i pensieri di queste persone potrebbero essere decodificati e compresi da qualsiasi ascoltatore. Il tutto è iniziato con delle semplici mappature del cervello su un campione di persone. Quando parliamo, ascoltiamo o immaginiamo di farlo nel nostro cervello si generano segnali specifici; Gli scienziati sono riusciti a raccoglierli e trasformarli in una voce sintetizzata.

Ma realizzare questa impresa è stato difficile.

Ma poiché questo approccio non è riuscito a produrre qualcosa che assomiglia a un linguaggio intelligibile, il dott. E' così che, dopo aver imparato a registrare una persona mentre parla, hanno creato un vocoder, un sofisticato algoritmo capace di sintetizzare i discorsi.

Si tratta della stessa tecnologia di base utilizzata da Siri o Alexa, spiega Nima Mesgarani, che ha coordinato lo studio.

Così gli autori hanno scelto una tecnologia diversa, basata appunto sull'uso del vocoder, insegnando al sistema a interpretare le rappresentazioni cerebrali. Il dott. Mehta cura i pazienti con epilessia, alcuni dei quali devono essere sottoposti a regolari interventi chirurgici.

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Successivamente, è stato chiesto loro di dire i numeri da 0 a 9, registrando i loro segnali cerebrali. Con altri passaggi al computer, tra cui una fase che serviva ad imitare la struttura dei neuroni del cervello biologico, i ricercatori sono riusciti ad arrivare ad un risultato finale, ossia una voce robotica che recitava una sequenza di numeri. Per testare l'accuratezza della registrazione, il Dr. Mesgarani e il suo team hanno incaricato le persone di ascoltare la registrazione e riferire ciò che hanno sentito.

"Abbiamo scoperto che le persone potevano capire e ripetere i suoni circa il 75% delle volte, che è ben al di sopra e al di là di ogni precedente tentativo", ha detto il dott. "Il vocoder sensibile e le potenti reti neurali rappresentavano i suoni che i pazienti avevano originariamente ascoltato con sorprendente accuratezza".

Non resta ora che continuare ad effettuare i test aumentando la complessità delle frasi e di conseguenza la lettura dei segnali cerebrali prodotti dalla persona che parla o pensa.

Il loro obiettivo, però, era ottenere un dispositivo che potesse leggere il pensiero delle persone attraverso i segnali che arrivano dal cervello. Il sistema sfrutta infatti gli ultimi avanzamenti per quanto riguarda il comparto dei sintetizzatori vocali e in generale dell'intelligenza artificiale.

E' stato a questo punto che Mesgarani e colleghi hanno udito le prime parole che, sebbene pronunciate con un suono freddo e meccanico, risultavano comunque comprensibili.

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