Lo sfogo di Salvini: "Non accetto ricatti dal M5S"

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In terzo luogo occorrerebbe, per rispetto della conoscenza, fornire dati corretti e non inventati: l'opera non costa all'Italia 20 miliardi come il duo Di Battista-Di Maio va dicendo, ma per la precisione 4 miliardi e 739 milioni, di cui 1,7 per la tratta nazionale. "Non siamo al mercato, io ti dò questo tu mi dai quello, è roba di vecchi governi, non ho bisogno di aiutini, ho fatto il ministro, io blocco gli sbarchi, sveglio l'Europa e fermo i morti e le partenze, l'ho fatto, lo farò, poi sulla Tav aspettiamo i numeri".

"Non caschiamo nello slogan per cui noi siamo quelli del 'no'", ha aggiunto Di Maio precisando che il M5S è favorevole all'apertura dei "cantieri delle opere utili" e a "velocissimi i cantieri già aperti".

"Ci sono tante opere da fare - ha spiegato Di Maio - come l' Asti - Cuneo, la Tav Roma- Pescara, ci sono opere da fare in provincia di Verona, Mantova, c'è da fare una Tav Catania- Palermo, la Roma-Matera che ci colleghi con la capitale della cultura 2019".

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Che è un ragionamento più profondo, sull'eredità da lasciare alle giovani generazioni senza l'ossessione del tutto e subito". Il populismo è 'qui ed ora' e 'prima gli italiani', il sovranismo è "prima l'Italia.


Salvini stesso, in effetti, esclude toni di rottura con l'alleato M5S. Sì perché adesso lo scontro nel Governo sulla TAV, rimasto in sottofondo nei mesi scorsi, è ufficialmente aperto.

Per ora i 5 stelle non sono pronti a decidere su nulla: non è in programma una assemblea congiunta di quelle solenni - che sarà probabilmente necessaria per i passaggi più delicati su Salvini e Tav - e anche l'ormai classico vertice di maggioranza nel quale cercare una mediazione con il Carroccio per ora non è in calendario, anche se fonti di Governo ammettono che "in settimana non si può escludere che si faccia". Non si può bloccare perché il De Luca della situazione lo vuole fermare perché convinto che avvantaggi il movimento. Strettissimo, se si considera l'intreccio con l'altra partita incendiaria per il governo: il caso Diciotti. Se infatti Salvini si dice d'accordo, Di Maio resta fermo sul "no". Se i conti sono stati fatti come in passato per la BreBeMI o altre grandi opere (vedi il Mose), non c'è da fidarsi. "Bisogna rilanciare su tutto, con un grande Piano Marshall sulle opere pubbliche, sulla manutenzione degli ospedali e delle scuole". Non è immaginabile che si spendano i soldi degli italiani per tornare in dietro e non finire l'opera. "Però, ripeto, col buon senso l'accordo si trova". In queste ore ne stiamo sentendo davvero delle belle. "Ma stavolta non saremo noi". "Io mi alzo e lavoro tranquillo". In questo momento sono in discussione alcuni temi sui quali non siamo stati d'accordo.

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