Il caso del paziente inglese guarito dall'Hiv

La notizia è riportata dalla rivista scientifica Nature che spiega come la persona, in cura a Londra, è in recesso dalla malattia dopo aver terminato il trattamento.

Per la seconda volta un uomo sembrerebbe essere riuscito a guarire dall'HIV, non succedeva da oltre 20 anni, quando un'altra persona riuscì a sconfiggere il virus.

Ci sono dei limiti, dal momento che è chiaro che non è possibile trapiantare cellule staminali in tutti i pazienti, ma oggi gli avanzamenti della terapia genica focalizzati proprio sulla manipolazione delle cellule del sangue dei pazienti potrebbero a questo punto trovare un nuovo indirizzo- Potrebbero cioè concentrarsi sulla ablazione di questo recettore CCR5 che sembra essere veramente la chiave per impedire al virus di continuare a infettare le cellule e quindi poter essere eliminato dal nostro organismo. L'esperto, tuttavia, predica cautela e riferisce che è ancora troppo presto per dire che il paziente sia effettivamente guarito, anche se è in remissione. Si stima che nel mondo le persone con Hiv (human immunodeficiency virus, virus dell'immunodeficienza umana) siano 37 milioni, ma solo il 59% di loro riceve la terapia antiretrovirale che scongiura lo sviluppo di Aids (acquired immune deficiency syndrome, sindrome da immunodeficienza acquisita). L'obiettivo degli scienziati, per ora molto lontano, è "replicare" quello che è accaduto con il trapianto di midollo - il fatto che a distanza di anni le cellule rimangano libere da virus capaci di riprodursi - cercando metodi alternativi rispetto al trapianto stesso.

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Ci è riuscito il gruppo di ricerca diretto da Ravindra K. Gupta, dell'University College di Londra: dopo il trapianto, avvenuto nel 2016, il paziente - che ha preferito rimanere anonimo - ha acquisito entrambe le copie della mutazione introdotta, manifestando solo una lieve reazione. La diagnosi di infezione da Hiv nel paziente inglese risale al 2003, che ha poi iniziato ad assumere la terapia antiretrovirale nel 2012.

Per questo i ricercatori hanno annunciato che continueranno a tenere sotto controllo il paziente. Più precisamente i trapianti provengono da donatori con una mutazione genetica in una proteina, chiamata CCR5 delta 32 (mutazione che si trova in una piccolissima percentuale di persone discendenti dell'Europa settentrionale) che rende resistenti al virus. Inoltre ulteriori dettagli saranno presentati dall'equipe medica e dai ricercatori dietro alla guarigione durante il summit "Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections" a Seattle.

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