Tossicità del glifosato, Corte UE: si all'accesso agli studi

L'Efsa deve garantire trasparenza su studi di tossicità del glifosato

Tossicità del glifosato, Corte UE: si all'accesso agli studi

In entrambi i casi, i ricorrenti avevano invocato la Convenzione di Ahrus, e il Regolamento Ue che l'ha recepita, che stabilisce il diritto del pubblico di accedere alle informazioni e di partecipare nelle decisioni in materia ambientale, e un diritto di ricorso se questi diritti non vengono rispettati. Nella loro domanda di accesso agli atti, i parlamentari europei hanno ricordato che l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), nel marzo 2015, era arrivata alla conclusione secondo cui il glifosato è potenzialmente cancerogeno e che, ciononostante, nel novembre 2015, l'esame inter pares dell'Efsa era giunto alla conclusione secondo cui il glifosato non presenta verosimilmente alcun rischio cancerogeno per l'uomo.

L'Efsa aveva motivato la propria decisione sostenendo che la divulgazione delle informazioni avrebbe potuto "arrecare un serio pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari delle imprese" autrici degli studi e che "non esisteva alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione". Il glifosato è uno degli erbicidi più usati nell'Unione.

La clamorosa doppia sentenza di oggi rappresenta una vittoria su tutta la linea degli ambientalisti, per entrambi i ricorsi che erano stati presentati contro l'Efsa: da una parte, un cittadino, il signor Anthony C. Tweedale, che chiedeva fossero pubblicati in nome del pubblico interesse i due studi chiave di tossicità utilizzati per determinare la "dose giornaliera ammissibile" (Adi) del Glifosato, ; dall'altra gli europarlamentari verdi Heidi Hautala, Michèle Rivasi, Benedek Jávor e Bart Staes, che rivendicavano la pubblicazione delle parti relative a "materiale, condizioni sperimentali e metodi" e ai "risultati e analisi" degli studi sulla cancerogenicità del Glifosato, che l'Efsa aveva deciso di non divulgare. "Gli studi richiesti sono, di conseguenza, studi diretti a stabilire la cancerogenicità e la tossicità di una sostanza attiva che è effettivamente presente nell'ambiente".

Il Tribunale riucorda poi che il glifosato è uno degli erbicidi più usati in Europa e le sue emissioni nell'ambiente "sono quindi reali".

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Il Tribunale ha concluso che "l'Efsa non può sostenere che gli studi richiesti non riguardano emissioni effettive né gli effetti di emissioni effettive". Detta sostanza attiva è in particolare presente sotto forma di residui nelle piante, nell'acqua e negli alimenti.

Il Tribunale si è espresso sulla nozione di "informazioni riguardanti emissioni dell'ambiente". Pertanto, il pubblico deve avere accesso non solo alle informazioni sulle emissioni in quanto tali, ma anche a quelle riguardanti le conseguenze a termine più o meno lungo di dette emissioni sullo stato dell'ambiente, come gli effetti di tali emissioni sugli organismi non bersaglio. L'Efsa, scrivono i giudici Ue, "non può negare" la divulgazione di questi documenti "adducendo che ciò avrebbe arrecato pregiudizio alla tutela degli interessi commerciali dei proprietari degli studi richiesti".

I giudici lussemburghesi hanno ora stabilito che l'interesse del pubblico per le informazioni relative alle emissioni nell'ambiente era superiore alla protezione degli interessi commerciali. Motivo per cui l'EFSA non poteva negarne la divulgazione.

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