Jack Savoretti: "Con ‘Singing to Strangers’ ho voluto rischiare"

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E lì ha ritrovato la sua italianità. Il video di What more I cand do? Il trasferimento da Londra alla campagna, la famiglia, la moglie e i due figli. Secondo lei io vado in giro a cantare agli sconosciuti. Un disco cantato si in inglese, ma che ha tanto dell'Italia e della sua genuinità. Cavolo, celebrala questa musica. Ma quel momento è rimasto impresso nella mente del cantante: "Ho risentito l'aspettativa di chi era seduto lì a guardarmi, e mi ha cambiato". Una sceneggiatura felliniana mi ha fatto da involucro in un disco di musica romantica. Normale che sia nato in Italia, non poteva essere altrimenti. Ed è anche da questo cambiamento che ha tratto l'ispirazione per il nuovo album.

"Singing to strangersè il mio lavoro. Questo è il segno che ci sono cose da cambiare". "Un concetto che è l'essenza del mio lavoro".

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Col chitarrista ha composto la canzone pensando a come spiegare il titolo dell'album, una frase che resta in mente, non c'è dubbio.

Ecco come spiega la sua genesi: "È stato un considerare la mia vita dai 16 ai 34 anni, anni in cui ho sempre guardato in là per la felicità, la soddisfazione, quello che alcuni chiamano successo. Volevo fare un album che celebrasse la sensazione romanticismo". Tutte le persone, in cui scorre il sangue di Genova, sanno soffrire, combattere e rialzarsi. Nella stesura di diversi brani sono partito dal pianoforte e non più dalla chitarra, per questo è un album di rottura per la mia carriera. Due giorni dopo, invece, ho ricevuto una mail, con due testi allegati, in cui mi si chiedeva di sceglierne uno. Registrato negli studi di Ennio Morricone, gioca con vari generi con sagacia e gusto, oltre ad avere collaborazioni di grande prestigio, su tutte quelle di Kilye Minogue e di nientemeno che il premio Nobel per la Letteratura Bob Dylan. Per rimediare, il management mi ha offerto un testo inedito di Dylan risalente agli anni '90 circa, conservato all'interno di una valigetta. Ma è un altro il mostro sacro che ha messo lo zampino in "Singing to strangers". Mi affascinava da come la musica andava con la visione. Da ragazzino quando vai in macchina coi genitori ti fai il film, quando faccio io stesso musica cerco di creare la colonna sonora per chi l'ascolta. In questo album in particolare, ogni canzone è una scena, avevo fisso in mente la cinematografia. "Come nei film di una volta che a un certo punto c'è un occhio di bue che avvolge il performer in dialogo col pubblico, mi sono immaginato il singolo Singing To Strangers".

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