Israele: exit poll, testa a testa Gantz-Netanyahu

Elezioni in Israele la sfida tra Netanyahu e Gantz

Benjamin Netanyahu e Benny Gantz

Se "Bibi" (soprannome con il quale è noto Netanyahu) dovesse riuscire a vincere le elezioni, si tratterebbe del suo quinto mandato da primo ministro.

Certo la vera rivelazione di questo clima politico in Israele è proprio l'ex capo di stato maggiore Gantz, e il suo partito di centro destra, ma dovrà ottenere uno scarto importante nella sfida elettorale con il leader del Likud. Gli ultimi sondaggi danno il suo partito (Likud) in un testa a testa con Blu e Bianco (lo schieramento di Benny Gantz, ex capo dell'esercito israeliano). Una foto dei quattro maschi alfa - Ganz, Yaalon, Ashkenazi e Lapid - che ha fatto discutere sulla mancanza di figure femminili di spicco nella disfida elettorale, anche se Blu e Bianco ha candidato la prima donna diventata generale, Orna Barbival. Canale 12 dà un leggero vantaggio a Gantz (37 seggi a 33), mentre la tv pubblica dà a Blu-Bianco un vantaggio di un solo seggio (37-36).

Intanto Avigdor Lieberman, il cui partito 'Israele casa nostra ha guadagnato 5 seggi, ha annunciato che raccomanderà al presidente Reuven Rivlin l'affidamento dell'incarico a Netanyahu. È infatti prevista una soglia di sbarramento fissata al 3,25%.

Netanyahu, invece, è al potere ininterrottamente dal 2009. Secondo l'accusa, Bibi avrebbe, tra l'altro, limitato la tiratura di un giornale apposta per assicurarsi una copertura favorevole su una testata concorrente, e prolungato di dieci anni un regime fiscale favorevole fiscale per gli israeliani espatriati che decidevano di fare ritorno in cambio di favori personali.

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Seggi aperti in Israele, dove oltre 6 milioni di elettori sono chiamati alle urne per eleggere la nuova Knesset, formata da 120 membri, e dare un verdetto sulla sorte politica di Benjamin Netanyahu.

Sebbene sia Netanyahu che Gantz abbiano pubblicamente escluso una futura alleanza in una coalizione di "unità nazionale", alcuni analisti prevedono un ripensamento - soprattutto se i candidati concorderanno di affrontare insieme un piano americano ampiamente previsto per la pace in Medio Oriente.

Il premier uscente, che punta al quinto mandato, sembrerebbe aver già preso contatti con i leader più ortodossi, facenti parte di United Torah Judaism e Shas, ottenendo una risposta favorevole alla composizione di un nuovo governo. Ma in ogni caso - ha precisato - mai nessuna iniziativa unilaterale.

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