Cosa ha detto il ministro Tria in audizione sul Def

Giovanni Tria ministro dell’Economia

Giovanni Tria ministro dell’Economia

L'aumento dell'IVA ci sarà, in assenza di un piano alternativo. Complice la campagna elettorale che impedisce alla politica di dire la verità agli elettori, appena Tria questa mattina ha ribadito che "la legislazione vigente è confermata in attesa di definire misure alternative", annunciando di fatto l'intenzione di far scattare l'aumento dell'Iva da 23 miliardi di euro nel 2020 se non si troveranno soluzioni alternative, è arrivato il ruvido stop del leader grillino: "Con questo governo non ci sarà nessun aumento dell'Iva, deve essere chiaro".

Un colpo durissimo soprattutto per le ambizioni in casa leghista, che puntavano a introdurre già dalla prossima legge di Stabilità i primi passi per la Flat tax.

Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria in audizione sul Def in commissione Bilancio al Senato.

A confermarlo il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, che ha messo in luce le difficoltà che il Governo dovrà affrontare per trovare risorse ulteriori e strategie differenti. Noi ce l'abbiamo. Mi auguro ce l'abbiano anche gli altri.

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REDDITO - Inoltre, gli effetti del reddito di cittadinanza e dello schema 'quota 100' contribuiscono a sostenere i consumi delle famiglie e la crescita "già nel 2019". Intanto, "lo scenario tendenziale (del Def, ndr) incorpora gli incrementi dell'Iva e delle accise dal 2020-2021".La partita dell'Iva Rispondendo alle domande dei parlamentari, Tria ha aggiunto: "Confermo quello che è scritto nel Def: valuteremo misure alternative" all'aumento dell'Iva ma "è inutile pensare che le misure alternative si possano definire oggi". I canali attraverso cui agiscono "sono l'aumento del reddito disponibile sulle famiglie meno abbienti, che stimolerà i consumi, e, in secondo luogo, l'alleggerimento della pressione fiscale su imprenditori e professionisti, che stimolerà investimenti e occupazione". Questo "consente di sottolineare che il governo non ha affatto peccato di ottimismo" e che "le revisioni si sono rese progressivamente necessarie scontando l'andamento della seconda metà del 2018, inferiore ad attese che avevamo chiaramente indicato come rischi di previsione". "La produzione industriale - ha spiegato - ha invertito il trend negativo e ha segnato sue incrementi rilevanti a gennaio e febbraio con un indice destagionalizzato superiore all'1,3% al livello medio precedente; segnali positivi arrivano anche dall'indice del terziario".

Per l'andamento dello spread "saranno importanti i piani del governo e l'incisività delle riforme, ma anche gli orientamenti che il Parlamento avrà sul bilancio".

Infine un accenno ai rendimenti dei titoli di Stato italiani considerati ancora troppo alti per i nostri fondamentali.

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