Le profezie di Victor Hugo sulla fine di Notre-Dame

Notre Dame Victor Hugo aveva immaginato l'incendio nel suo romanzo

Incendio a Notre Dame, l'incredibile profezia di Victor Hugo: «Il tempo è cieco e l'uomo è stolto»

Nelle ultime ore su Amazon c'è stato un boom di richieste del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo.

Hugo era spinto dalla volontà di sensibilizzare i parigini affinché la cattedrale - afflitta dalle intemperie - venisse restaurata.

Persino la sua opera più conosciuta, quel 'Notre Dame de Paris' che ci ha fatto conoscere la storia d'amore tra Quasimodo ed Esmeralda, altro non era che una splendida metafora in cui il gobbo rappresentava la cattedrale, ed Esmeralda la visione lungimirante di pochi contemporanei disposti a salvarla dall'incuria e dalla cecità dei francesi. Nell'Ottocento, quando Victor Hugo scrisse il suo romanzo, i parigini consideravano gli edifici gotici quasi delle mostruosità, fu solo grazie al suo romanzo e alla sua campagna di sensibilizzazione sul destino della chiesa, scrivendo un editoriale dove dichiarava guerra ai "demolitori", che partì il restauro. "Senza dubbio è ancor oggi un maestoso e sublime edificio, la chiesa di Notre-Dame di Parigi". Tempus edax, homo edacior. Che tradurrei volentieri: "Il tempo è cieco, l'uomo è stolto".

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Una seconda profezia, riguarda lo scenario immaginato dallo scrittore francese nel suo romanzo: "Il clamore era straziante". In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c'era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo.

Hugo in realtà non parlava di un incendio vero e proprio, che alcuni hanno letto come un presagio cupo quanto letterariamente affascinante, ma di una diversione escogitata da Quasimodo per distrarre i "truands", gli accattoni, che di notte hanno assaltato la cattedrale per liberare Esmeralda dal gobbo.

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