Petrolio Iran, stop di Trump. Prezzo alle stelle e Italia nei guai

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Donald Trump e Hassan Rouhani

In caso contrario scatteranno sanzioni.

Tre degli otto paesi esentati avevano già cominciato a ridurre la loro importazione di petrolio dall'Iran: Italia, Grecia e Taiwan; gli altri cinque sono Cina, India, Turchia, Giappone e Corea del Sud. Lo ha annunciato la Casa Bianca, spiegando che la decisione "mira ad azzerare l'export di petrolio iraniano", ripartito dopo lo storico accordo sul nucleare siglato con l'amministrazione Obama e revocato da Trump, "negando così al regime la sua principale fonte di entrate". Il petrolio Wti in Asia stamani è stato scambiato a 65,84 dollari in rialzo di 29 centesimi mentre il petrolio Brent è scambiato a 74,28 dollari (+24 centesimi).

La decisione del presidente di eliminare le esenzioni "segue la designazione del corpo dei guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica straniera, dimostrando l'impegno degli Usa a spezzare la rete del terrore iraniano e a cambiare i comportamento maligno del regime".

Palermo, Rossi stasera in città
La decisione è maturata dopo il pareggio casalingo di ieri sera per 1 a 1 con il Padova che allontana la promozione in A. Stellone paga oltre al risultato alcune divergenze con Foschi riguardo a scelte tattiche ritenute inadeguate.


Trump ha rifiutato di prolungare le eccezioni temporanee che permettevano l'acquisto di petrolio dall'Iran da parte di una serie di paesi.

Stretta degli Stati Uniti sul petrolio iraniano. Lo stesso Trump lo sa benissimo e infatti ha subito voluto rassicurare i mercati spiegando che Usa, Arabia Saudita ed Emirati Arabi sono impegnati ad assicurare che i mercati globali del petrolio restino forniti in modo adeguato. L'annuncio arriva a quasi un anno di distanza dalla decisione di Donal Trump, annunciata l'8 maggio 2018, di uscire dall'accordo del 2015 sul nucleare iraniano, accordo con cui Teheran, in accordo con gli Usa e i Paesi del Consiglio di sicurezza Onu piu' la Germania, garantiva il blocco della produzione di ordigni atomici, in cambio di aiuti per portare avanti il programma per la produzione di energia nucleare per scopi civili. Pechino si dice contraria a "sanzioni unilaterali e alla giurisdizione ad ampio raggio", sono le parole del portavoce del ministero degli Esteri, per il quale gli accordi siglati da Pechino con Teheran sono "ragionevoli e legittimi".

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