Troppa confusione ma nessun via libera dal Comitato di bioetica

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"Inoltre, evidenziano i concreti rischi di un pendio scivoloso a cui condurrebbe, nell'attuale realtà sanitaria italiana, una scelta di depenalizzazione o di legalizzazione del c. d. suicidio medicalmente assistito modellata sulla falsariga di quelle effettuate da alcuni Paesi europei".

"Onore al Comitato nazionale di bioetica, e non solo alla maggioranza che ha espresso una decisione rispettosa della libertà del malato, ma anche alla minoranza che si è opposta, perché almeno loro, al contrario del Parlamento italiano, hanno avuto il coraggio di dibattere e di scegliere", il commento di Marco Cappato, tesoriere Associazione Luca Coscioni.

Decidere sul destino di Marco Cappato accusato di aver aiutato a morire Dj Fabo, 40enne tetraplegico in seguito a un incidente stradale, non è semplice e la Corte Costituzionale ha chiesto l'intervento del Parlamento affinché legiferi sul tema dell'eutanasia e del suicidio assistito. 580 del codice penale, quello che definisce e sanziona l'istigazione o l'aiuto al suicidio.

Ma i pareri sono tutt'altro che unanimi.

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Con il termine "eutanasia", chiarisce il comitato, s'intende "l'atto con cui un medico o altra persona somministra farmaci su libera richiesta del soggetto consapevole e informato, con lo scopo di provocare intenzionalmente la morte immediata del richiedente". In appendice - come di consueto- sono pubblicati nelle postille i pareri contrari o le precisazioni di alcuni componenti del Comitato (con argomentazioni di opposto segno): questi pareri arricchiscono il risultato finale, perché esprimono con chiarezza quali sono i temi di maggior confronto e su cui sarà necessario un approfondito dialogo. "Non dunque un'apertura alla legalizzazione del suicidio assistito, ma piuttosto un valido strumento per indicare nodi, criticità e ed elementi positivi al legislatore, che potrebbe avere un approccio favorevole ma anche contrario" al tema.

Per la prima volta il massimo organismo chiamato a esprimersi su temi che coinvolgono scienza e etica interviene con un documento chiarificatore e ad ampio respiro sul suicidio medicalmente assistito. "Sarebbero, soprattutto, le persone più fragili, più vulnerabili e più deboli a essere spinte verso delle forme di interruzione della propria vita prima del suo spirare naturale". "Il Parlamento deve darsi una mossa e legiferare in materia", ha detto il presidente dell'associazione Emilio Coveri, che ha poi fatto sapere che "da gennaio 2017 ad oggi sono ben 168 le persone solo tra i nostri associati, che sono partite per la Svizzera". Va infine "sottolineato", conclude, "che il suicidio assistito è condannato da tutta la tradizione medica occidentale ma tale aspetto è banalizzato nel parere, che pone sullo stesso piano posizione favorevole e contraria".

Dopo aver passato in rassegna le diverse posizioni interne al comitato e aver analizzato le principali tematiche connesse al suicidio assistito, "il Comitato è pervenuto alla formulazione di alcune raccomandazioni condivise, auspicando innanzi tutto che in qualunque sede avvenga - ivi compresa quella parlamentare - il dibattito sull'aiuto medicalizzato al suicidio si sviluppi nel pieno rispetto di tutte le opinioni al riguardo, ma anche con la dovuta attenzione alle problematiche morali, deontologiche e giuridiche costituzionali che esso solleva e col dovuto approfondimento che una tematica così lacerante per la coscienza umana esige".

- Professore, perché era importante che il Comitato nazionale fornisse un proprio parere sul suicidio assistito? Alcuni membri sono contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio assistito e convergono "nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica" e che "agevolare la morte' segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del 'curare e prendersi cura'".

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