Atomik: scienziati producono la prima vodka con acqua e grano di Chernobyl

Il cinghiale nella zona di alienazione che ha ispirato l’etichetta

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L'Atomik è una vodka artigianale realizzata con grano di segale contaminato e acqua sempre proveniente dall'area della centrale. Il professore è uno dei membri fondatori della Chernobyl Spirit Company, che produrrà la vodka con lo scopo di risollevare economicamente l'area.

Sul fatto che la vodka Atomik sia pericolosa: "Questa non è più radioattiva di qualsiasi altra vodka", dice il Prof. "Quando si distilla qualcosa le impurità rimangono nel prodotto di scarto".

Il protocollo sperimentale seguito per la coltivazione dei cereali come grano e segale per produrre questa vodka individua terreni distanti circa 20 km dal reattore di Chernobyl, con parte del processo produttivo che prevede anche l'utilizzo di acqua proveniente dalla falda acquifera della zona, situata a circa 10 km a sud dal luogo del disastro, acque che in passato sono state già indicate come radioattive.

Sebbene l'area sia risultata inadatta alla coltura e lo stesso grano utilizzato leggermente radioattivo, la vodka, analizzata in un laboratorio radio-analitico della Southampton University per individuarne l'eventuale radioattività, è risultata assolutamente nella norma. È impossibile trovare qualcosa: tutto era al di sotto del limite di rilevamento. Resta da capire cosa fare degli scarti che sono comunque contaminati. E mentre la natura si è lentamente ripresa, le condizioni economiche della zona sono invece ancora molto arretrate.

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Per garantire la sicurezza del conducente e dell'auto, la telecamera posteriore è integrata con dei sensori di parcheggio. A seconda dell'intensità della pioggia battente sul parabrezza, i tergicristalli si regoleranno automaticamente.


Descritta come una vodka dalle note fruttate e dal sapore di segale, oltre che consigliata "sia per il martini sia mescolata con lo champagne", la Atomik è rappresentata al momento da una sola bottiglia.

Chernobyl prova a ripartire con una vodka, che di atomico - per fortuna - ha solo il nome. In un anno però i ricercatori contano di produrre almeno 500 bottiglie. "Esistono hotspot di radiazioni [nella zona di esclusione] ma in gran parte dell'area la contaminazione è inferiore a quella che si potrebbe trovare in altre parti del mondo con un fondo di radioattività naturale relativamente elevato", afferma il professore.

Il problema per la maggior parte dei residenti è che non hanno una dieta adeguata, buoni servizi sanitari, posti di lavoro...

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