Ergastolo ostativo, bocciato il ricorso: benefici anche a mafiosi e terroristi

Povero Di Maio

Sentenza ergastolo ostativo, Di Maio: "Rischio di liberare i boss"

Nella sentenza la Corte non dice che Viola deve essere liberato, ma che l'Italia deve cambiare la legge sull'ergastolo ostativo in modo che la collaborazione con la giustizia del condonato non sia l'unico elemento che gli impedisce di non avere sconti di pena."Credo che questa sia stata una disposizione che nel nostro ordinamento e' alla base di un contrasto effettivo alle mafie". In quella sentenza, la Corte ha stabilito che la legge viola il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti. In realtà l'articolo 4bis dell'ordinamento penitenziario (unito al 58ter), più volte rivisto dall'ordinaria stesura del 1975, dà una possibilità al detenuto quando dice espressamente che i benefici - permessi premio, lavoro esterno, misure alternative al carcere, ma non la liberazione anticipata - possono essere concessi solo qualora chi sta in carcere decida di collaborare con la giustizia in modo da rompere in modo definitivo i suoi legami con l'organizzazione mafiosa. Per questo, Viola si è rivolto alla Cedu che nel giugno scorso ha accolto il suo ricorso. Secondo Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, non si tratta di una sconfitta per la giustizia: "È una sentenza che c'era già stata a giugno scorso e questa è solo una conferma, dovevamo aspettarcelo". Con quella sentenza, che riguardava il caso di Marcello Viola, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che la condanna al carcere a vita "irriducibile" inflitta al ricorrente viola l'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani. C'è chi ritiene che l'ergastolo non sia compatibile con la funzione rieducativa del carcere e l'ergastolo ormai è solo un parametro: "è raro che venga scontata la pena dell'ergastolo proprio per i benefici dati ad esempio per buona condotta".

Invece l'ergastolo ostativo lega la ri-acquisizione della libertà alla scelta di collaborare con la giustizia.

Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha definito il caso come una "notizia triste per chi crede che le mafie vadano combattute con determinazione". Il caso su cui la Corte si è pronunciata è quello di Marcello Viola, in carcere dall'inizio degli anni '90 anni per associazione mafiosa, omicidio, rapimento e detenzione d'armi. In un video pubblicato su Facebook e intitolato "Ergastolo ostativo: la Cedu non capisce", Morra afferma che se una persona "viene condannata all'ergastolo con clausola 'fine pena mai' è perché è un soldato dell'esercito nemico, per cui se uscisse dal carcere ricomincerebbe a compiere reati al soldo dell'organizzazione mafiosa". Anche Matteo Salvini ha parlato di sentenza che fa male all'Italia. Non comprendono la virulenza, la rilevanza, di questi soggetti. "Forse, nei prossimi giorni, ci toccherà sentire voci scandalizzate che chiederanno all'Italia di uscire dal Consiglio d'Europa". "Lo Stato combatte contro il tritolo lanciando margherite". Poi Di Maio conclude: "Qui in Italia piangiamo ancora i nostri eroi, le nostre vittime, e ora dovremmo pensare a tutelare i diritti dei loro carnefici? Non esiste". Morra ha quindi concluso: "Qui si è offesa la memoria di uomini come Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri".

De Ligt esce allo scoperto: "Alla Juve sto imparando una lezione importante"
Secondo Koeman, però, il ragazzo ha le spalle abbastanza larghe per sopportare le critiche e il futuro è dalla sua parte. Matthijs De Ligt , difensore della Juventus , è intervenuto ai microfoni di Nu.nl dopo la vittoria contro l'Inter.


Il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi entra nel dettaglio: "Nutro da sempre un grande rispetto nei confronti delle decisioni della Cedu che comunque, al di là della vicenda specifica esaminata, non hanno un'automatica esecutività nell'ordinamento nazionale".

Grazie all'organo di giustizia europeo ora questi ergastolani per mafia e terrorismo potranno inoltrare richiesta di accedere ai benefici previsti dall'articolo 4 bis: se i giudici di sorveglianza dovessero negarglieli, si aprirebbe la strada dei ricorsi contro lo Stato. "Il perno di questo regime - una vera e propria presunzione legale assoluta - è che solo collaborando si ha la prova certa sia della rottura col sodalizio criminale che dell'avvenuto processo di ravvedimento del reo".

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