Tripoli è disponibile a rivedere il memorandum

LAMORGESE “LIBIA DISPONIBILE A RIVEDERE IL MEMORANDUM”

Luciana Lamorgese fa marcia indietro: "Tripoli ora è disposta a rivedere il memorandum"

Nel corso del suo intervento alla Camera dei Deputati, nel pomeriggio del 6 novembre, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ha parlato anche della Libia e degli accordi del memorandum che uniscono l'Italia e il Paese nord africano sulla gestione dell'immigrazione.

La Libia poi è disponibile a rivedere il Memorandum. Si tratta degli accordi italo-libici per affrontare il fenomeno dei migranti. Critico Matteo Orfini (Pd), che ha definito "imbarazzante ed ipocrita" l'intervento della ministra.

"Le condizioni generali di insicurezza della Libia rischiano di facilitare l'attività dei trafficanti, anche con il rischio di infiltrazioni di jihadisti tra i migranti che arrivano sulle nostre coste", ha aggiunto Lamorgese. "Ho appena ascoltato alla Camera l'intervento della ministra Lamorgese sulla Libia - si legge nel post -".

Ad ogni modo, per ora a Roma, non avendo la necessità impellente di sciogliere il nodo gordiano, sembra si sia deciso di non decidere in modo tranciante, ma lanciando solo messaggi, come la visita di Di Maio in Marocco e non a Tripoli; dall'altra parte l'Ambasciata italiana ha consegnato, ad esempio, aiuti medici agli ospedali di Ghat, Gharyan e Murzuq.

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L'approdo con gli azzurri nella squadra B lo vide dapprima come vice di Jean Vuarnet , poi nella squadra A dei Gustavo Thoeni , dei Pierino Gros e di molti altri.


In specifico sono quattro i punti che l'italia vorrebbe rivedere.

Ma cosa prevede il memorandum firmato nel febbraio 2017 dall'allora presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e dal primo ministro del governo di riconciliazione nazionale libico al-Serraj? Dai centri di detenzione ai corridoi umanitari, dal controllo delle frontiere al sud della Libia a un nuovo piano di progetti per la Libia.

In questo senso, le dichiarazioni di Serraj possono essere viste nella duplice ottica della minaccia (sia dei migranti che di gettarsi anima e corpo dal lato di Ankara) e del grido di aiuto (se l'Italia non farà da contraltare, i Fratelli Musulmani avranno l'ultima parola su Serraj).

Centri di detenzione: in primis, l'obiettivo è quello di migliorare le condizioni di vita dei migranti, rispettando i diritti umani. "Stiamo continuando a fare pressione sugli altri paesi per incentivare i trasferimenti dalla Libia, ma al momento non c'è disponibilità rispetto a questa soluzione e non è possibile reinsediare tutti i rifugiati che abbiamo registrato in Libia", ha detto Cavalieri.

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