Brasile: Lula è libero, il giudice accetta la richiesta della difesa

Brasile Giudice ordina la scarcerazione immediata di Lula detenuto da oltre un anno e mezzo senza prove

Brasile: Lula è libero, il giudice accetta la richiesta della difesa

Lula è stata accolto da una marea umana che ha festeggiato la sua scarcerazione.

"Cari compagni, non riesco ad esprimere cosa significhi essere qui con voi", queste le prime parole pronunciate dall'ex presidente brasiliano Lula ai militanti del PT accorsi a salutare la sua scarcerazione dopo 580 giorni di prigionia senza alcuna prova.

E ancora, nel tweet dell'ex presidente, la strategia difensiva del suo team di avvocati: "Il processo che si è conclusosi oggi (7/11/19) dal Tribunale Supremo federale rafforza la nostra tesi, e cioè che l'ex presidente Lula è stato imprigionato per 579 giorni in modo ingiusto e incompatibile con la legge (CPP, art. 283) e la Costituzione della Repubblica (CF/88, art. 5, LVII), come abbiamo sempre detto". L'ex presidente è stato condannato in secondo grado a 12 anni e un mese per riciclaggio e concorso in corruzione.

Monte Paschi: Mussari e Vigni condannati a oltre 7 anni
L'istituto di credito tedesco ha infatti raggiunto transazioni con parecchi risparmiatori che sono così usciti da processo. I giudici hanno anche condannato i due istituti di credito a sanzioni pecuniarie da oltre 3 milioni di euro .


"E' innamorato, e la prima cosa che ha intenzione di fare è sposarsi", aveva scritto su Facebook Luiz Carlos Bresser-Pereira, suo ex ministro, che lo andò a trovare nel penitenziario di Curitiba. Il voto determinante è stato quello del presidente, Dias Toffoli. Centinaia di persone hanno atteso per ore l'uscita del leader del Partito dei lavoratori (Pt) organizzando un cordone di sicurezza tra l'uscita e il palco montato nell'area, da dove era atteso un discorso del presidente.

Gli anni di Roussef e del successore di quest'ultima Michel Temer, entrambi travolti da scandali, devastarono l'immagine del Partito dei Lavoratori, che realizzò solo troppo tardi, e invano, di avere i propri capi storici in carcere o coinvolti in vicende giudiziarie e perse le elezioni presidenziali. L'ex presidente non ha esitato a lanciare strali contro il presidente Jair Bolsonaro, il ministro della Giustizia, Sergio Moro e contro la polizia federale e la procura federale che lo hanno condannato.

"Moro, che prima di diventare ministro nel governo di Jair Bolsonaro, aveva maneggiato l'inchiesta che portò Lula a una prima condanna nel 2017, avrebbe messo in atto, spiegò 'The intercept", una serie di "comportamenti non etici e inganni sistematici" nel corso dell'inchiesta denominata "Autolavaggio" (Lava Jata), pur affermando privatamente insieme ad altri magistrati "dubbi circa gli indizi per stabilire la colpevolezza di Lula".

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