Alzheimer, scoperta una molecola che 'ringiovanisce' il cervello

In rosso la microglia e in verde le placche di amiloide in un cervello con Alzheimer

In rosso la microglia e in verde le placche di amiloide in un cervello con Alzheimer +CLICCA PER INGRANDIRE

Recuperando per l'80% i difetti causati dalla patologia di Alzheimer nella fase iniziale. È questo il "potere" della molecola scoperra dai ricercatori della Fondazione EBRI (European Brain Research Institute) "Rita Levi-Montalcini".

La ricerca è stata diretta dagli studiosi italiani Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli e vi hanno collaborato anche il CNR, la Scuola Normale Superiore di Pisa, e l'Università di Roma Tre.

Lo studio, interamente italiano, è stato effettuato su topi che, trattati con la molecola, hanno ripreso a produrre cellule neuronali a un livello quasi normale.

Scoperta la molecola che ringiovanisce il cervello, favorendo la nascita di nuovi neuroni e contrastando i difetti che accompagnano le fasi precoci della malattia di Alzheimer, tra cui l'amiloide.

Il team - spiega l'EBRI - è riuscito a neutralizzare gli A-beta oligomeri nel cervello di un topo malato di Alzheimer introducendo l'anticorpo A13 all'interno delle cellule staminali del cervello, riattivando la nascita di nuovi neuroni e ringiovanendo così il cervello.

Atalanta-Juve, Batistuta esplode: "Uso del Var noioso e ridicolo! Troppe cose da…"
Soprattutto per il gol dell'1-2 di Higuain , viziato da un tocco di mano di Cuadrado ad inizio azione. Gabriel 'Batigol' Batistuta commenta, a modo suo, la sfida di campionato tra Atalanta e Juventus .


La cautela dei ricercatori, oltre che deontologica, si spiega anche con il fallimento di alcuni farmaci per la cura dell'Alzheimer prodotti da importanti case farmaceutiche, quali Lilly, Merck, Takeda, J&J, Pfizer.

"L'importanza di questa ricerca è duplice".

Fa eccezione Biogen che dopo aver gelato le tante aspettative riposte sul suo farmaco sperimentale Aducanumab, anticorpo specifico contro la proteina tossica "beta-amiloide" (principale indiziata nella demenza di Alzheimer) aveva chiuso anticipatamente il trial clinico in corso a causa di risultati deludenti. Quindi potrebbe contribuire ad individuare tempestivamente l'insorgenza della malattia in una fase molto precoce. Si genera infatti un accumulo di sostanze tossiche, gli A-beta oligomeri, che mandano in tilt tutti i processi.

Una strategia, secondo i ricercatori, che genera nuove possibilità di diagnosi e cura, con le dovute precauzioni date dall'attuale stato dell'arte. Il morbo di Alzheimer attualmente colpisce 47 milioni di persone nel mondo.

Tuttavia, la cifra è destinata a salire e toccherà i 76 milioni di casi entro il 2050.

Latest News