A Capodimonte in mostra il genio di Calatrava

Nella luce di Napoli l’opera di Santiago Calatrava a Capodimonte

A Capodimonte in mostra il genio di Calatrava

Santiago Calatrava arriva a Napoli e si racconta in 400 opere in mostra al Museo e Real Bosco di Capodimonte, dal 6 dicembre 2019 al 10 maggio 2020. Spirito eclettico alla continua ricerca di un equilibrio tra volume e luce, i due elementi essenziali del suo concetto di architettura ("un gioco armonioso di equilibrio dei volumi sotto la luce" nella definzione di Auguste Rodin nel suo libro Les Cathédrales de France, 1914).

La mostra a Capodimonte sottolinea già nel titolo questo elemento: Santiago Calatrava. Curata dal direttore di Capodimonte Sylvain Bellenger e Robertina Calatrava, moglie dell'artista, e sostenuta dalla Regione Campania, organizzata dalla Scabec, società regionale dei beni culturali, è realizzata in collaborazione con lo Studio Calatrava.

Una delle opere più importanti che ha progettato, il nuovo World Trade Center Transportation Hub, l'Oculus di New York inaugurato a Ground Zero nel 2016, è diventata il simbolo della rinascita della città dopo l'attentato alle Torri Gemelle. Un gruppo di sculture antropomorfe, sintesi di tutta la sua carriera scultorea, che rappresentano un ponte metaforico tra il XXI secolo e la Napoli simbolo della cultura ellenistica. Disegna incessantemente centinaia di acquerelli come percorso di meditazione della sua architettura. Calatrava comincia giovanissimo a disegnare il corpo umano per esplorarne il senso e la dinamica del movimento. Nel Cellaio del Real Bosco i visitatori potranno scoprire 50 opere in ceramica, alcune delle quali riprendono le figure rosse su fondo nero della tradizione ellenica e mediterranea. Io ho una profonda ammirazione per Napoli: ogni pietra in questa città ha almeno 3000 anni di storia. "La mia scultura - spiega Calatrava - precede il mio lavoro di architetto". Per capire la mia architettura bisogna conoscere il mio lavoro di scultore. Opere d'arte di fenomenale potenza visiva, e dipinte con la stessa precisione della calligrafia.

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Ci sono le maquette delle sue architetture più importanti e le sue ceramiche, cinquanta, piene del richiamo all'ancestrale funzione totemica del segno.

Attraverso l'allestimento di "Nella luce di Napoli" lo spettatore è accompagnato in una riflessione sui 40 anni di carriera dell'architetto, ingegnere e scultore naturalizzato svizzero. L'uso dei colori è sempre attento, valorizza le forme scultoree approfondendo la ricerca pittorica.

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