Morte Gaia e Camilla, l’amica: "Giocavamo al semaforo"

Incidente corso Francia, a Roma i funerali di Gaia e Camilla

Morte Gaia e Camilla, l’amica: “Giocavamo al semaforo”

A svelare la bravata in voga tra i giovani è stato un imprenditore, intervistato da Il Messaggero: "Lo chiamano il giochino del semaforo rosso e quando mia figlia e la sua amichetta me lo hanno spiegato dopo la morte di Camilla e Gaia, mi sono venuti i brividi".

"Non andavamo veloce, era impossibile evitarle" ha raccontato un amico di Pietro Genovese, che quella sera era in macchina con lui durante il tragico incidente. Oggi Pietro si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di omicidio stradale duplice. Era da poco passata la mezzanotte - spiega Davide - e avevamo imboccato Corso Francia per andare verso il Treebar al Flaminio. Gaia ammette di aver giocato anche lei al terribile gioco: "Sì, anche io ho attraversato Corso Francia di notte, correndo, fuori dalle strisce pedonali e con il semaforo verde per le auto. Era impossibile evitarle. Pioveva, era buio, ma ricordo perfettamente cos'è successo: ho visto due sagome apparire dal nulla e poi il corpo di una di loro rimbalzare sopra il cofano", dice il 20enne. Avevamo bevuto qualche bicchiere di vino, niente di più.

Poi gli attimi della tragedia: "Mentre passavamo davanti a una macchina che aveva rallentato alla nostra destra sono sbucate due sagome". Correvano. Credo volessero scavalcare il guardrail per raggiungere l'altro lato della strada. "È successo tutto in una frazione di secondo".

PRES. BOCA, De Rossi? Non sappiamo se rimarrà
Angelici ha perso le elezioni societarie e non è più il presidente: al suo posto Jorge Amor Ameal affiancato dall'idolo Riquelme . A tal proposito il presidente Ameal ha dichiarato: " Non sappiamo cosa farà De Rossi, se rimane, se continuerà a giocare ".


Davide a quel punto scende dalla macchina e vede "il corpo di una delle due ragazze per terra, mi sono avvicinato per sentire il battito, non si muoveva". Residenti e automobilisti hanno più volte ripetuto in questi giorni drammatici che, oltre alla mancanza di autovelox, sono proprio le luci tenui, a ridosso peraltro del viadotto dell'Olimpica e delle rampe d'accesso in direzione stadio, a preoccuparli maggiormente. "Non so, ma anche volendo non avremmo potuto correre". Subito dopo di me sono scesi Pietro ed Edoardo.

Non sarebbe solo una abitudine del sabato sera ma qualcosa che i ragazzi farebbe spesso in quella particolare zona di Roma, vista l'alta velocità con la quale le macchine sfrecciano. "Poi più nulla, sono in contatto con la famiglia".

Davide difende l'amico Pietro: "È vero, una volta gli trovarono una canna in macchina e ogni tanto capitava che andasse un po' veloce, ma non è un pazzo alla guida. E quello che è successo non si poteva evitare".

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