Hammamet, così Gianni Amelio racconta Craxi: l'ultimo vero statista d'Italia

Una scena del film Hammamet – 01distribution

Una scena del film Hammamet – 01distribution

Una breve pausa per bere un caffè e poi, attorno alle 11, arrivare sul set ed essere pronto per una intera giornata di riprese.

Luca Lo Destro ha iniziato la sua carriera d'attore con la Compagnia G.o.d.o.t e da sempre, sin da quando si è diplomato al liceo classico di Ragusa, ha seguito la carriera di attore.

Nell'ultimo film di Gianni Amelio, che racconta l'ultima parte di vita del politico Bettino Craxi, Pierfrancesco Favino è riuscito ad interpretare il segretario del Partito Socialista grazie anche ad un validissimo team di truccatori.

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Infine Polimeni ha minacciato di voler querelare il presentatore: "Lei si vuole sostituire alla magistratura". Lei ha guardato a destra della telecamera e qualcuno gliel'ha detto.


Un film che trova il suo "veicolo" perfetto nel corpo di Pierfrancesco Favino. Eppure. avrebbe potuto rimanere in Italia, farsi curare nel "suo Paese che ama" (lo disse un suo discepolo e successore) dove nonostante i preparativi della figlia - una Anita nel film, colei che, a dire del padre, il male che mi fanno arriva prima a lei - si rifiuta di andare, avrebbe potuto scontare i suoi 10 anni di prigione come un qualsiasi Sergio Cusani, e magari come costui uscirne mondato riqualificato e convertito a ben operare, forse ancora utile alla comunità.

Questi intuì la mediatizzazione e la spettacolarizzazione della politica (Rino Formica, riferendosi ai vip presenti ai congressi in era craxiana, coniò una locuzione fortunatissima: "nani e ballerine"), con tutto quel che ne consegue: la personalizzazione della leadership, speculare alla liquefazione del partito, la semplificazione del messaggio, il marketing, gli slogan... Ultimamente non mi sento più sola. "Ma Favino, dopo qualche difficoltà all'inizio, entra proprio nell'anima di Craxi" spiega. "La solitudine fa parte della vita di un leader, ma anche di quella dell'attore".

Alla fine ho ceduto e, non senza un certo imbarazzo, spenti i cellulari ci siamo seduti nelle comode poltrone per vedere di cosa si trattasse. Ero molto riottoso, non volevo riaprire una ferita che ha lacerato il mio animo socialista ma, nello stesso tempo, ero curioso, a anni di distanza, di confrontarmi con quella che, anche per me, è stata una storia vissuta sulla mia pelle di militante socialista.

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