Brexit, Ue: è l'unione a fare la forza, non l'isolamento

Coldiretti denuncia

Brexit, al Jrc non sarà una rivoluzione

Allo scoccare della mezzanotte di domani, 1 febbraio il Regno Unito non sarà più ufficialmente un paese dell'Unione Europea.

Niente di quanto minacciato è mai avvenuto nel lungo periodo della difficile transizione, niente accadrà di peggiore; è la sconfitta nella sconfitta di una Unione che, lo sappiamo benissimo tiene per le palle l'informazione continentale, la corrompe, la lusinga, ma non può nulla di fronte alla prova dei fatti.

La Gran Bretagna questa mattina si è svegliato in un nuovo mondo. Lontano dall'Unione Europea, come desiderava. Fu Margareth Thatcher a fare entrare il Regno nella Comunità economica europea, ma il referendum del 2016 ha segnato l'inizio del processo che ha comportato la fine dell'adesione della Gran Bretagna. Ma per il cancelliere tedesco, Angela Merkel, la Brexit è stata "una profonda rottura per tutti noi" e ha avvertito che "i negoziati non saranno certamente facili".

Gli inglesi non mi sono simpatici. Le condizioni alle quali, dopo aver avuto il generico via libera di Westminster, la Brexit avverrà davvero sono ancora tutte da negoziare. La Brexit è quindi realtà, i cittadini del Regno Unito sono stati accontentati nonostante le pressioni finanziarie dei mercati quelle politiche delle varie lobby la democrazia ha prevalso.

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Questo diventerà indispensabile solo dopo il 31 dicembre 2020.

E' quanto afferma Coldiretti Liguria, in riferimento all'annuncio che il premier britannico Boris Johnson sarebbe pronto ad accettare controlli alle frontiere, pur di non accettare l'imposizione dei regolamenti e gli standard europei sulle merci, come richiesto dalla Ue. Ora si guarda al futuro e alle possibilità che la nuova collocazione geografica offre al paesino dal punto di vista turistico: già da due anni e mezzo Gadhein accoglieva i visitatori con un cartello su cui era scritto "Futuro centro della Ue".

"Il clima era proprio quello di una exit eve - aggiunge -".

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