Morì fuggendo a stupro: al via l'appello, prescritto il reato più grave

Martina Rossi

Martina Rossi

Il fatto, dolorosissimo anche solo leggendolo, va verso l'impunibilità per gli accusati aggiungendo dolore alla sofferenza. Sono le parole di Bruno Rossi, il padre di Martina, la 20enne morta dopo essere precipitata da una camera di albergo a Palma di Maiorca il 3 agosto 2011; secondo l'accusa fuggiva da un tentativo di stupro.

Secondo l'accusa la giovane cadde nel vuoto mentre stava passando da un balcone all'altro per sfuggire a un tentativo di violenza sessuale.

Reato che costituisce la sola accusa rimasta a carico dei due imputati, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, entrambi di Arezzo, perché l'altra imputazione - morte in conseguenza di altro reato - è andata in prescrizione durante la stesura della sentenza di primo grado (emessa il 14 dicembre 2018) ed è stata dichiarata formalmente prescritta alla prima udienza del processo d'appello nel novembre 2019. E per evitare che il secondo reato per il quale si procede - tentata violenza sessuale di gruppo - cada anch'esso in prescrizione, è stata anticipata ad oggi, 10 febbraio, l'udienza del processo di secondo grado presso la corte d'Appello di Firenze che si sarebbe dovuta tenere il prossimo settembre.

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Ma non si prescriverebbe neanche quello di tentata violenza sessuale, hanno fatto notare gli "addetti ai lavori" presenti in aula. "Ma è la politica che dovrebbe intervenire in queste materie e trovare la giusta soluzione".

La decisione di anticipare l'udienza da parte della corte di appello di Firenze fu presa lo scorso novembre dopo le polemiche, anche sui media, successive alla fissazione dell'udienza a quasi un anno di distanza, ossia al 25 settembre 2020. Si tratta di una corsa contro il tempo: anche sull'accusa di tentato stupro, infatti, incombe la prescrizione che scatterà nell'agosto 2021. I giudici, comunque, hanno respinto l'eccezione del difensore.

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